Si tratta di un eterno ritorno dell'antico motto latino Si vis pacem para bellum, declinato con l'esperienza della guerra fredda, mantenuta tale per cinquant'anni da una logica di deterrenza reciproca, nella quale il continuo stato di preparazione degli eserciti in campo, e la conoscenza della relativa forza, scongiurò l'eventualità che il conflitto si trasformasse in una guerra diretta. Secondo Masiello, dopo la fine della guerra fredda si è radicata la convinzione che le necessità di una guerra non fossero più attuali e che si potessero utilizzare in modo diverso le relative risorse: "Da trent'anni, dopo la caduta del Muro, si pensava che le risorse di bilancio potessero essere risparmiate, che la pace fosse indiscutibile e abbiamo tutti dimenticato la guerra. Per trent'anni le forze armate sono state orientate alle operazioni di rafforzamento della pace, ora invece, di fronte ai mutamenti della nuova realtà internazionale, bisogna fare una operazione di riorientamento dello strumento militare, dalla pace alla guerra, è questa, innanzitutto, una operazione culturale, poiché bisogna raccontare alla popolazione una situazione diversa da quella che sono abituati a sentirsi dire. E' una operazione necessaria, affinché il paese sia preparato, non solo lo strumento militare".
Lo scenario nel quale si andranno a muovere nei prossimi anni le forze armate italiane, così come tratteggiato da Masiello, appare quanto mai complesso e caratterizzato da una pluralità di focolai di crisi, con l'America impegnata sempre di più nel confronto ad oriente con la Cina. Il Mediterraneo è destinato a divenire un mare sempre più agitato, fonte di preoccupazioni per i paesi europei e lontano dalle priorità degli Stati Uniti, che hanno deciso di abbandonare l'Europa e la fascia mediterranea, in una strategia di lungo periodo già iniziata durante la presidenza Obama e portata avanti negli ultimi anni, indipendentemente dall'inquilino della Casa Bianca. Per Masiello "il ritorno forte della NATO in Europa ed il rinnovato impegno americano per il sostegno all'Ucraina sarà solo un fattore temporaneo, che si esaurirà con la fine della guerra".
Sul medio oriente che continua a ribollire e sulle prospettive di stabilizzare l'area il generale Masiello si dichiara pessimista sulle reali possibilità di pace, anche in considerazione degli oltre sessant'anni di conflittualità con i lutti insanabili che hanno lasciato come strascico, ma anche assai critico sull'operato occidentale: "La missione ONU in Libano ha fallito, poiché nella fascia a sud del paese, che avrebbe dovuto essere completamente smilitarizzata, Hezbollah ha continuato ad ammassare armi e a rafforzarsi. Attualmente nessuno dei contendenti vuole davvero un'invasione di terra, che sarebbe distruttiva per Hezbollah e sanguinosa per gli israeliani, una Gaza moltiplicata. Oltretutto questa guerra vede un coinvolgimento elevatissimo dei civili, e ha già fornito un esempio eccezionale di interazione tra tecnologia e intelligence, con un peso determinante del fattore umano". "Anche gli accordi di Abramo - conclude il generale- non sono stati risolutivi, laddove si è voluto anteporre l'aspetto economico e degli scambi commerciali nei rapporti tra gli stati, pensando che questo sarebbe bastato. Ma il mondo non si muove solo con l'economia, gli uomini sono mossi anche da altro, ecco perché è importante il fattore umano, sbagliava chi pensava che gli accordi economici avrebbero fatto dimenticare le sofferenze dei palestinesi".