sabato 14 dicembre 2024

L'eroismo del generale De Carolis


Il 12 dicembre 1941 chiudeva la sua lunga ed eroica carriera militare il generale Ugo De Carolis, ufficiale proveniente dall'arma di cavalleria che fu una delle figure più luminose della campagna italiana in Russia.

Nato a Capua nel 1887 da una antica famiglia aristocratica, fu avviato alle armi quale giovane allievo dell'accademia militare di Modena, dalla quale uscì nel 1908 col grado di sottotenente di Cavalleria, prendendo parte poco dopo alla guerra italo-turca in forza al Reggimento Cavalleggeri Lodi. Si distinse nei combattimenti tra le sabbie libiche a Zuetina, ove fu ferito, e successivamente, transitato nei Cavalleggeri di Piacenza, nella battaglia di Gabr Abdalla, ove meritò la prima decorazione al Valor Militare: una medaglia di bronzo per il fatto d'arme del 16 luglio 1915. Allo scoppio della Grande Guerra era comandante di una batteria bombarde del 30° Reggimento Artiglieria, in seguito prese parte ai combattimenti sul monte San Michele, sul Veliki Kribac e a Dosso Faiti, sul fronte del Carso. Al termine del conflitto il suo petto risulterà fregiato di una Croce di Guerra al Valor Militare, una Medaglia di Bronzo ed una Medaglia d'Argento.

Nel periodo interbellico tornò alla Cavalleria, assegnato presso i comandi dei Cavalleggeri di Firenze e del Reggimento Cavalleggeri di Alessandria, per poi essere incaricato del comando del Reggimento Cavalleggeri Guide dal 1935, ottenendo la promozione a colonnello nel 1936. Negli stessi anni fu anche giudice La grande esperienza maturata in battaglia in numerosi reparti gli valse l'incarico di comandante della Scuola Centrale Truppe Celeri nel 1939, in un periodo di grandi trasformazioni della componente motorizzata e corazzata del Regio Esercito e del generale ripensamento del ruolo della cavalleria montata. Nel 1940 fu promosso Generale di Brigata e resse il Comando Difesa Territoriale di Napoli, ma nell'estate del 1941 fu assegnato alla Divisione Torino in partenza per la Russia, in qualità di comandante della fanteria. La divisione fu in forza allo CSIR nell'avanzata verso oriente, proseguendo lungo il corso del Dnper nell'occupazione dei centri di Dnipropetrovs'k e Ubescis'ce, prese poi parte alla grande manovra di Petrikowka, la prima battaglia importante che vide impegnate le truppe italiane in Russia, attestandosi poi sul fiume Krynka.

Nel successivo mese di dicembre la divisione fu duramente impegnata in territorio ucraino nei dintorni di Chazepetowka, cittadina che verrà difesa dagli italiani ed investita, sin dal 6 dicembre da un violento contrattacco russo. Proprio in questa battaglia il generale De Carolis trovò la morte, abituato ad essere sempre in prima linea tra i propri uomini, il 12 dicembre 1941 mentre era in primissima linea fu colpito mortalmente nel corso di un furioso combattimento, lasciando la vita sul campo.

Alla sua memoria fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare con questa motivazione:

"Nobile ed eroica figura di soldato e di comandante, durante cinque mesi di guerra era di costante e luminoso esempio per ardimento e sprezzo del pericolo. Comandante della fanteria di una divisione, durante un’accanita battaglia, durata sette giorni, visse tutte le ore fra i suoi soldati. Alla settima giornata della strenua lotta, mentre, come sempre, in prima linea coi fanti li animava con l’esempio e con l’azione, una raffica di mitragliatrice ne troncava la vita. Suggellava col supremo sacrificio sul campo la sua nobile esistenza tutta dedicata al dovere ed all’ideale della Patria"

Fronte russo, luglio – dicembre 1941


 

mercoledì 30 ottobre 2024

Masiello detta la linea del nuovo esercito per essere pronti al conflitto


Il generale Carmine Masiello, da qualche mese nuovo capo di Stato Maggiore dell'Esercito, sembra avere le idee chiare per portare a compimento una rivoluzione nel mondo della difesa italiana, con una visione inedita del ruolo delle forze armate e della prospettiva nella quale l'Italia dovrà confrontarsi nei prossimi anni. In una recente conferenza pubblica, incentrata sull'attualità dei conflitti in corso in Ucraina e Medio Oriente, il generale ha esposto una serie di sue convinzioni, a partire dalla necessità di dover preparare le forze armate italiane all'eventualità di una guerra, una esigenza che, ha chiarito l'alto ufficiale, non significa automaticamente volere lo scoppio di una guerra ma piuttosto, specialmente nel contesto di una realtà dei fatti internazionali che è mutata e spinge in una situazione di accesa conflittualità, può aumentare le probabilità di riuscire a mantenere la pace. 

Si tratta di un eterno ritorno dell'antico motto latino Si vis pacem para bellum, declinato con l'esperienza della guerra fredda, mantenuta tale per cinquant'anni da una logica di deterrenza reciproca, nella quale il continuo stato di preparazione degli eserciti in campo, e la conoscenza della relativa forza, scongiurò l'eventualità che il conflitto si trasformasse in una guerra diretta. Secondo Masiello, dopo la fine della guerra fredda si è radicata la convinzione che le necessità di una guerra non fossero più attuali e che si potessero utilizzare in modo diverso le relative risorse: "Da trent'anni, dopo la caduta del Muro, si pensava che le risorse di bilancio potessero essere risparmiate, che la pace fosse indiscutibile e abbiamo tutti dimenticato la guerra. Per trent'anni le forze armate sono state orientate alle operazioni di rafforzamento della pace, ora invece, di fronte ai mutamenti della nuova realtà internazionale, bisogna fare una operazione di riorientamento dello strumento militare, dalla pace alla guerra, è questa, innanzitutto, una operazione culturale, poiché bisogna raccontare alla popolazione una situazione diversa da quella che sono abituati a sentirsi dire. E' una operazione necessaria, affinché il paese sia preparato, non solo lo strumento militare".

Lo scenario nel quale si andranno a muovere nei prossimi anni le forze armate italiane, così come tratteggiato da Masiello, appare quanto mai complesso e caratterizzato da una pluralità di focolai di crisi, con l'America impegnata sempre di più nel confronto ad oriente con la Cina. Il Mediterraneo è destinato a divenire un mare sempre più agitato, fonte di preoccupazioni per i paesi europei e lontano dalle priorità degli Stati Uniti, che hanno deciso di abbandonare l'Europa e la fascia mediterranea, in una strategia di lungo periodo già iniziata durante la presidenza Obama e portata avanti negli ultimi anni, indipendentemente dall'inquilino della Casa Bianca. Per Masiello "il ritorno forte della NATO in Europa ed il rinnovato impegno americano per il sostegno all'Ucraina sarà solo un fattore temporaneo, che si esaurirà con la fine della guerra".   

Militari italiani in addestramento antidrone in Bulgaria

Nell'analisi della situazione sul campo di battaglia nel conflitto russo-ucraino emerge la sua natura di guerra ibrida, con una inedita componente ipertecnologica accanto alle forme di combattimento tradizionali, una guerra nella quale si sono riscoperte le trincee, dimenticate dalla Prima Guerra Mondiale, ed è ritornato decisivo il ruolo del carro armato, non più considerato in tempi sviluppo missilistico, queste note tattiche, ammodernate, si devono confrontare con la comparsa decisiva della cibernetica e l'utilizzo massiccio dei droni ed armamenti senza pilota. "Oggi i nostri soldati si addestrano di nuovo nelle trincee - ha detto Masiello - e devono essere preparati a guardare in aria per difendersi dai droni, un cambio radicale, poiché per anni, nell'approntamento alle operazioni di peace-keeping erano stati addestrati a guardare per terra, dal momento che il pericolo maggiore erano gli IED, gli ordigni esplosivi improvvisati". Il capo di stato maggiore si dice convinto che il punto di svolta della crisi ucraina arriverà solo con l'elezione del prossimo presidente americano, indipendentemente dal nome, dal momento che soltanto un presidente forte, legittimato dal voto e con una prospettiva di mandato lunga, sarà in grado di ricondurre la Russia alla trattativa, eventualmente anche con il coinvolgimento diplomatico cinese.

Sul medio oriente che continua a ribollire e sulle prospettive di stabilizzare l'area il generale Masiello si dichiara pessimista sulle reali possibilità di pace, anche in considerazione degli oltre sessant'anni di conflittualità con i lutti insanabili che hanno lasciato come strascico, ma anche assai critico sull'operato occidentale: "La missione ONU in Libano ha fallito, poiché nella fascia a sud del paese, che avrebbe dovuto essere completamente smilitarizzata, Hezbollah ha continuato ad ammassare armi e a rafforzarsi. Attualmente nessuno dei contendenti vuole davvero un'invasione di terra, che sarebbe distruttiva per Hezbollah e sanguinosa per gli israeliani, una Gaza moltiplicata. Oltretutto questa guerra vede un coinvolgimento elevatissimo dei civili, e ha già fornito un esempio eccezionale di interazione tra tecnologia e intelligence, con un peso determinante del fattore umano". "Anche gli accordi di Abramo - conclude il generale- non sono stati risolutivi, laddove si è voluto anteporre l'aspetto economico e degli scambi commerciali nei rapporti tra gli stati, pensando che questo sarebbe bastato. Ma il mondo non si muove solo con l'economia, gli uomini sono mossi anche da altro, ecco perché è importante il fattore umano,  sbagliava chi pensava che gli accordi economici avrebbero fatto dimenticare le sofferenze dei palestinesi". 

Caschi blu italiani in Libano

Il progetto per traghettare l'esercito verso il futuro è ambizioso e passa anche attraverso una rivoluzione culturale, l'idea di Masiello è che l'esercito sia fatto per prepararsi alla guerra e che questa parola, considerata tabù fino a pochi anni fa, oggi debba essere adoperata nel modo giusto e debba entrare nella concezione comune. Una rivoluzione che debba far recuperare alla nostra principale forza armata il ritardo accumulato negli anni, aggiornando i suoi criteri d'impiego e colmando il distacco tecnologico, in particolare nel settore armamenti, con l'Aeronautica e la Marina, e che si basa su tre pilastri: addestramento, tecnologia e valori. Nei conflitti di domani, secondo la visione del Capo di Stato Maggiore, vincerà chi è più tecnologico e chi sa crescere a "pane e addestramento", non lasciando, al contempo, che siano messe in discussione le regole e i fondamenti del nostro modo di vivere. Un nuovo esercito che si propone di essere con meno burocrazia e alimentato da nuovi contributi di idee, in grado di essere aperto a queste idee, di prenderle, sperimentarle e farle proprie.


venerdì 3 maggio 2024

Ad Aversa la storia dell'Aeronautica


In provincia di Caserta, ad Aversa, si sono svolte dal 22 al 24 aprile tre "Giornate Azzurre" con un ciclo di eventi dedicati all'Aeronautica Militare, organizzati dall'Associazione Arma Aeronautica, in collaborazione con il Civico Museo di Storia Militare, per celebrare l'anniversario della costituzione della sezione aversana in occasione del 101° compleanno dell'arma azzurra. Un programma che ha visto coinvolti, oltre agli avieri in congedo, vari reparti dell'aeronautica sul territorio, le istituzioni locali, numerosi istituti scolastici ed enti culturali, con l'obbiettivo di promuovere le attività aeronautiche, il legame tra l'agro aversano e l'aeronautica militare e di mettere in primo piano i giovani, che infatti sono stati protagonisti dell'evento.

I generali Palermo e Schiavone, l'On. Graziano e il curatore de Chiara inaugurano la mostra

Lunedì 22 aprile, con una grande cerimonia in piazza Municipio, si è svolto un solenne alzabandiera con la deposizione di una corona d'alloro in omaggio ai Caduti da parte del generale Giovanni Palermo, presidente regionale dell'Associazione Arma Aeronautica, e del commissario prefettizio del comune di Aversa Gerardina Basilicata, con l'intervento dell'on. Stefano Graziano, membro della commissione Difesa della Camera, oltre a numerose altre autorità civili ed alle rappresentanze di vari reparti militari e delle associazioni d'arma. Nella stessa mattinata è stata inaugurata, all'interno degli spazi espositivi di Palazzo Rebursa, una mostra storica a tema aeronautico curata dal Civico Museo di Storia Militare con il patrocinio del comune di Aversa, intitolata "Aversa e l'Arma Azzurra, cent'anni in volo" che ha ripercorso, con una ricca selezione di oggetti dalle proprie collezioni, il secolo di storia dell'aeronautica italiana ed il contributo del territorio aversano, con cimeli, documenti e fotografie d'epoca, in un suggestivo allestimento, anche multimediale, che ha proiettato il visitatore in un ideale campo di volo, tra volti e storie.  

Sempre a palazzo Rebursa, nel pomeriggio del 23 aprile, è stato presentato il libro "La musica e il volo", della professoressa Enrica Donisi, storica della musica che ha studiato l'evoluzione delle bande militari in seno ai reparti dell'aeronautica. L'autrice ha instaurato un coinvolgente dialogo con il colonnello Paolo Vatiero dell'Accademia Aeronautica, il professore Giuseppe Pezzella, docente dell'Università Vanvitelli, Angelo Cirillo della Pastorale Sociale e Lavoro diocesana e con il curatore del Museo Militare Salvatore de Chiara, che ha visto la partecipazione di un interessato pubblico. 


L'ultimo appuntamento si è svolto nella serata di mercoledì 24 aprile, con una serie di speciali visite guidate all'esposizione storica che si sono svolte dal pomeriggio alla tarda serata a conclusione della mostra.   




giovedì 11 aprile 2024

1941, vittoria a El Mechili

L'8 aprile 1941 i bersaglieri dell'8° Reggimento scrissero una delle pagine più valorose della storia italiana della Seconda Guerra Mondiale, celebrando degnamente l'anniversario della prima battaglia di Goito dell'8 aprile 1848, che fu il battesimo del fuoco per il corpo dei Bersaglieri.

Nel marzo 1941 era iniziata la fase della controffensiva italotedesca in Africa settentrionale, dopo le pesantissime perdite patite durante l'offensiva britannica tra il dicembre '40 e il gennaio '41 nel corso della operazione Compass che aveva distrutto la  10ª Armata italiana, i primi rinforzi corazzati tedeschi e il dinamico comandante Rommel avevano già impresso un diverso passo agli eventi della guerra con la riconquista di El Agheila e Bengasi, avviando una serie di intense battaglie per il controllo della Cirenaica. Dai primi mesi del 1941 era sbarcata in Libia anche la Divisione corazzata "Ariete", che aveva in organico, oltre al 32° Reggimento carri, anche l'8° Bersaglieri su tre battaglioni, di cui uno motociclisti. Il reparto era comandato dal colonnello Ugo Montemurro, un veterano della Grande Guerra nella quale era stato preso prigioniero dello stesso Rommel riuscendo, però, a fuggire rocambolescamente ed a rientrare nelle linee italiane. L'8° era stato precedentemente schierato sul fronte alpino durante la campagna di Francia per poi giungere in Libia il 24 gennaio 1941, insieme al grosso della "Ariete".

Montemurro riceve la Croce di Ferro da Rommel

Nella prima fase dell'azione di Rommel su Bengasi il reggimento era stato impiegato come riserva d'armata senza partecipare direttamente agli scontri, ma il comandante tedesco, consapevole delle grandi qualità del colonnello italiano, aveva voluto che Montemurro formasse una colonna mobile alle dirette dipendenze del comandante dell'Afrika Korps. L'8° Bersaglieri era avanzato verso est facendo tappa a Homs, Misurata e Sirte e l'8 aprile '41 ebbe il suo battesimo del fuoco in terra africana ad El Mechili. Si trattava di un piccolo centro a sud di Derna, che costituiva il principale snodo carovaniero della Cirenaica, gli italiani vi avevano realizzato due campi d'aviazione ed avevano ampliato l'antico forte turco, avevano anche realizzato un ampio campo trincerato di quattro chilometri attorno al perimetro del villaggio, dotato di numerose ridotte per mitragliatrici e postazioni anticarro, su queste fortificazioni ai primi di gennaio la 10ª Armata aveva provato a resistere prima di essere costretta a ripiegare. Gli inglesi si erano rapidamente attestati sul perimetro difensivo ed avevano utilizzato le strutture interne come base logistica, schierando a protezione dell'area la 3ª Brigata motorizzata indiana del generale Vaughan. Già nella giornata del 6 aprile l'avanguardia italiana, formata dalla colonna leggera del tenente colonnello Fabris, forte di un battaglione motociclisti, una compagnia anticarro, reparti di artiglieria e mitraglieri, aveva ingaggiato il primo contatto con elementi inglesi, mentre nel pomeriggio del 7 aprile la colonna "Montemurro" era giunta sul posto per completare la manovra di accerchiamento, si trattava di 350 uomini che comprendevano una compagnia Comando, un battaglione Bersaglieri autoportato, una compagnia controcarro e una batteria campale tratta dal 132° Artiglieria, oltre ad una sezione mitragliatrici. All'alba dell'8 aprile lo schieramento italo-tedesco cominciò ad aumentare la propria pressione sul campo trincerato di El Mechili con attacchi sui fianchi di elementi corazzati della 5ª Leichte Division tedesca e del Distaccamento "Santamaria", forte di due plotoni di fanteria e una quindicina di carri leggeri, con l'obbiettivo di tagliare le piste che convergevano verso il centro carovaniero. L'attacco frontale fu invece portato dai bersaglieri delle colonne "Montemurro" e "Fabris" e si protrasse dal tardo pomeriggio a tutta la notte del 7 aprile, i britannici, circondati nel perimetro, provarono a sganciarsi a più riprese ed a ricongiungersi con le forze australiane che ripiegavano verso El Adem, ma solo pochi reparti isolati riuscirono ad uscire dall'accerchiamento, mentre il grosso dei britannici, cui nei giorni precedenti si era unito anche il generale Michael Gambier Parry con i resti della 2ª Divisione corazzata in rotta da Bengasi, rifiutava le ripetute offerte di resa di Rommel. Nel corso della giornata gli italiani erano passati all'attacco diretto del del perimetro fortificato, gli inglesi tentarono un alleggerimento con una manovra aggirante di due reggimenti motorizzati della brigata indiana che attaccò a tergo le posizioni dei bersaglieri del tenente colonnello Fabris, ma l'intervento della colonna "Montemurro" risultò decisivo per le sorti dello scontro: due formazioni di mitraglieri motociclisti attaccarono in rapidità uno dei fianchi della formazione indiana, mentre i cannoni delle batterie italiane da 75/27, rustica e antiquata ma ancora valida bocca da fuoco, martellavano il fianco opposto costringendo gli anglo-indiani a ripiegare. 

Il balzo finale fu compiuto dal grosso delle fanterie italiane, costituite dal XII Battaglione Bersaglieri, che attaccarono con impeto i difensori e dilagarono all'interno dell'area fortificata di El Mechili completando in poche ore la conquista della base e la cattura dell'intera guarnigione.Imponenti furono le conseguenze dell'azione, il comandante inglese Gambier Parry si arrese personalmente al colonnello Montemurro con il suo intero stato maggiore e venne fatto prigioniero anche il generale Vaughan, oltre a due colonnelli, di quel che rimaneva della brigata indiana e della 2ª Divisione corazzata furono presi prigionieri 1800 uomini e vennero catturati oltre 400 automezzi ancora efficienti e parte dei depositi logistici. Il successo aprì la strada alla rapida riconquista di Ain en Gazala ed alla successiva avanzata su Derna e El Adem. Per la brillante azione di El Mechili il colonnello Ugo Montemurro fu decorato sul campo da Rommel della Croce di Ferro tedesca di prima classe con una lusinghiera motivazione, e successivamente anche della Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia, per l'intera campagna di Libia la bandiera dell'8° Bersaglieri fu decorata della Medaglia d'Oro al Valor Militare con questa motivazione:

"Strumento di guerra, nel quale agilità e potenza sono contemperate e fuse, animi e corpi protesi in ferreo blocco al sacrificio ed alla gloria, in circa due anni di guerra sanguinosa in territorio desertico ha dato prove fulgidissime di eroico valore. In continuo contatto con il nemico più forte ed implacabile ha opposto alla maggiore forza il coraggio, all’implacabilità la fermezza stoica e ne ha avuto, in ogni confronto, schiacciante ragione. Mai arrestato dal piombo avversario nelle sue marce vittoriose ha sempre saputo, opponendo le sue armi ed i suoi petti, stroncare inesorabilmente le iniziative del nemico. Il sangue generoso dei suoi Ufficiali, Sottufficiali, Bersaglieri, continuatori eroici di una tradizione che non ha macchia, ha irrorato e fecondato le sabbie del deserto: El Mechili, Tobruk, Passo Halfaja, Sollum, Capuzzo, Bir El Gobi, Dakar El Aslagh, nomi legati alle glorie della Patria, sono le tappe gloriose del reggimento, due volte sacrificatosi nell’estremo olocausto, due volte risorto nel nome dei suoi eroici figli caduti. Lo stesso nemico, ha espresso la stupita ammirazione per i fanti piumati del reggimento, espressione purissima delle virtù guerriere dell’italica stirpe."  – Africa Settentrionale, aprile 1941-settembre 1942. 

Il campo di El Mechili dopo la battaglia

Nel corso della drammatica ed eroica campagna in nord Africa il sacrificio ed il valore dei Bersaglieri furono una costante che si impose all'ammirazione di alleati e nemici.

 

venerdì 27 ottobre 2023

I bersaglieri trionfano alla Dragon Recon


Si è colorata di cremisi la ventitreesima edizione della Dragon Recon, gara internazionale per pattuglie militari organizzata da U.N.U.C.I. e A.N.Art.I. Napoli. All'interno della grande area del comprensorio militare di Persano, che da alcuni anni è divenuto il teatro dell'attività competitiva/addestrativa, dal 13 al 15 si è svolta la gara articolata in venti prove che ha visto la vittoria della pattuglia formata dal personale in servizio del 1° Reggimento Bersaglieri di stanza a Cosenza, che si è guadagnata 1140 punti assoluti, superando le squadre seconda e terza classificata, rispettivamente del reggimento Cavalleggeri Guide e del team Alfa dell'8° Reggimento Artiglieria "Pasubio", che a Persano è di casa. A presiedere la cerimonia di premiazione ed a consegnare la speciale targa premio inviata dal Ministro della Difesa è stato un altro bersagliere, il generale Claudio Minghetti comandante del Comando Forze Operative Sud di Napoli, che ha espresso la sua personale soddisfazione per la riuscita della competizione che unisce personale in servizio, militari in congedo ed esperti del mondo militare in un contesto addestrativo che richiede elevato impegno, coniugando l'intraprendenza delle associazioni d'arma con il supporto degli enti militari.


La Dragon Recon, che si svolge con il patrocinio dello Stato Maggiore dell'esercito, ha coinvolto quattordici squadre, tra militari in servizio attivo e associazioni, italiane ed estere, quest'anno l'edizione è stata dedicata all'80° anniversario dell'Operazione Avalanche, lo sbarco alleato tra Paestum e Salerno che segnò una svolta nella campagna d'Italia durante la seconda guerra mondiale. La tipologia di prove proposte è stata quindi articolata su un parallelismo tra le azioni belliche del 1943 ed i contesti operativi attuali. Tra i vari premi consegnati, i bersaglieri del 1° Reggimento si sono aggiudicati anche la targa per la miglior prova di primo soccorso offerta dalla Croce Rossa Italiana, i Cavalleggeri Guide hanno vinto la prova di tiro con armi individuali, tra le pattuglie in congedo il miglior piazzamento assoluto è andato all'Omega Athletic Gruop formato da riservisti delle forze armate della Repubblica di Cipro, mentre lo speciale Trofeo Veterani, offerto dall'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, è andato alla squadra U.N.U.C.I. di Perugia.

Il presidente della sezione napoletana dell'Unione Nazionale Ufficiali in Congedo, generale Luigi Vinaccia, ha diretto l'esercitazione e la cerimonia conclusiva, alla quale sono intervenuti, fra gli altri, il vicepresidente nazionale U.N.U.C.I., generale Quattrini, il comandante del comprensorio di Persano, colonnello Gravante, il presidente A.N.Art.I. Napoli, tenente Ventura, i labari dell'Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra, dell'Associazione Artiglieri e degli ex Allievi Nunziatella. Al termine della quale è stata allestita una mostra di reperti del secondo conflitto mondiale a cura dell'associazione Avalanche 1943 animata dai rievocatori del gruppo Amici del Tricolore. 

  

giovedì 30 marzo 2023

Ucraina, prima guerra globale

Le ambizioni russe sono un misto di bellicismo e nostalgia sovietica

La guerra in Ucraina ha raggiunto la soglia del 397esimo giorno, tutto il mondo la chiama guerra, Putin la chiama “operazione speciale”, io la chiamo prima guerra globale. Mentre Joseph Borrell corre in Cina per discutere i 12 punti del piano di pace del dittatore Xi, questo piano di pace ve lo risparmio perché dopo aver perso un’oretta per leggerlo attentamente sia in italiano che in inglese, lo chiamerei global fried air (aria fritta globale).

Il nostro amico Putin, lui, quel buontempone che faceva le vacanze con il nostro presidente del consiglio dei ministri, per dimostrare all’ occidente quanto il suo obiettivo sia veramente e soltanto la pace ha annunciato al mondo che:

il primo luglio 2023 sarà completata la costruzione di un deposito di armi nucleari tattiche in Bielorussia, la Federazione Russa dispone di circa 2000 di questi terrificanti missili che hanno una gittata di 500 km;

entro un anno le fabbriche russe produrranno 1600 carri armati di nuova generazione,

il reclutamento di altri 300.000 coscritti è già terminato ed entro la metà di aprile queste truppe fresche entreranno in azione.

Tutto questo significa tendere alla pace o invece tendere al proseguimento dell’azione speciale per raggiungere tutti gli obiettivi prefissati? Cioè la riconquista della Novorossija. I tre punti in precedenza citati sono scritti su tutte le testate giornalistiche in carta stampata ed on line, ma qualcuno avverte di tutto questo i politici italiani che, come l’avvocato Conte e le sue incazzatissime colleghe, dicono che per puntare ad una pace giusta non bisogna rifornire di armamenti l’esercito ucraino? Ma si rendono conto che emettono una condanna a morte? 

Il mio giudizio è di carattere squisitamente tecnico: la guerra termina quando sul capo di battaglia c’è equilibrio tra le forze. L’equilibrio tra la media potenza nucleare Federazione Russa (145 milioni di abitanti) e la Repubblica Ucraina (44 milioni di abitanti) si può creare solo se le nazioni democratiche forniscono i sistemi d’arma necessari per combattere alle forze armate ucraine. In Ucraina sono arrivati i primi carri armati tedeschi Leopard, ma al momento non serviranno a cambiare le sorti del conflitto, solo le unità del gruppo Wagner dispone di circa 50.000 mercenari agguerriti, molti dei quali ergastolani o delinquenti, una sola armata corazzata russa ha a disposizione 300 carri armati T-72 delle varie versioni, mentre l’esercito ucraino può schierare appena poche decine di Leopard. Poi vi sono le truppe aggiuntive, dai ceceni di Kadirov, notoriamente addetti ad azioni non convenzionali (tagliatori di teste e di gole), ai siriani fino ai mercenari vari, per un totale di circa 8000 uomini. Poi ci sono le forze armate regolari della Federazione Russa, almeno 150.000 effettivi, dotati di carri armati, missili termobarici e recentemente anche droni iraniani. 

Nella guerra di parole che preannuncia un rilancio della guerra sul campo, è imminente una controffensiva ucraina sulla direttrice sud-est, mentre continuano accaniti i combattimenti attorno a Bahkmut, obiettivo primario invernale della Russia, che vi ha gettato qualunque risorsa disponibile pur penalizzando la compagnia Wagner, la città, anche se totalmente distrutta, non è stata presa. Le forze sul terreno devono fare i conti con un nemico che prima o poi avrebbe bussato alle porte dei comandanti: la ritrosia ad arruolarsi. Succede, con differenti proporzioni, tanto sul fronte ucraino ma ancor di più su quello russo, è la stanchezza della guerra, inevitabile dopo oltre un anno di combattimenti. Ma i russi possono puntare sul massiccio arruolamento avviato in questi giorni dal capo della Wagner Prigozhin, che è tornato a setacciare le carceri in cerca di combattenti. Kiev, al contrario, deve fare i conti con i militari che a partire dall’autunno potrebbero cominciare a scarseggiare, a seguito delle perdite, delle tempistiche necessarie per l’addestramento e dell’elevata usura dei reparti schierati in prima linea. Per ovviare vengono già precettati ragazzi di 17 anni, avviati nei campi di addestramento in attesa di venire impiegati in battaglia qualora fosse necessario alla fine dell’anno, appena diventati maggiorenni. 

Gli ucraini si addestrano anche grazie agli aiuti occidentali

La guerra è una cosa seria, la guerra uccide uomini e distrugge città, la guerra rende possibili nefandezze di ogni genere, la guerra crea solchi nell’anima che non si rimarginano mai. Parliamone quando la conosciamo nella sua immane tristezza non tanto per assumere un atteggiamento politico, in guerra ci sono solo nemici da uccidere anche nella maniera più efferata.


Generale Giovanni Albano

sabato 4 marzo 2023

La musica dell'Aeronautica


La ricercatrice e musicologa Enrica Donisi ha dato alle stampe l'opera "La musica e il volo", dedicata al connubio tra il mondo musicale e l'Aeronautica Militare Italiana. Condensate nel testo le accurate indagini archivistiche che hanno consentito di far emergere numerosi documenti inediti sulla musica tra '800 e '900, i nomi di compositori sino ad ora sconosciuti, nonché partiture originali. La Donisi offre uno spaccato interessante sull'ambiente culturale che informa la musica in Italia e nel resto del mondo e che si riverbera nella corrispondenza fra aviatori e musicisti, ricostruendo la genesi e i momenti salienti della banda dell'Aeronautica Militare, il cui nucleo originario risale al 1924 ed all'opera di Giulio Cesare Camussi. 

Il volume rappresenta una tappa ulteriore del filone di ricerca intrapreso dall'autrice già da diversi anni, sulle tracce della lunga tradizione che si dipana dai compositori provenienti dalla scuola di Gaetano Ciandelli nell'800. Articolato in dieci capitoli, dopo una panoramica sulle bande militari e sulla storia della Regia Aeronautica, ripercorre la storia della banda dell'arma azzurra, il contributo di personalità quali Piero Mascagni e Gabriele d'Annunzio, il ruolo delle fanfare, il legame artistico e musicale con l'America latina.

Nell'appendice de "La musica e il volo", edito da Rivista Aeronautica con una prefazione dell'ex ministro della Difesa Guerini, sono riportati vari scritti dei  protagonisti, documenti d'epoca e partiture musicali.